La preziosità del tempo

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A novembre, i giorni si vanno accorciando con la malinconia che porta il calare della luminosità. Nelle serate si legge un libro, si guarda un film, si chiacchiera con amici… anche lontani, si viaggia con il pensiero.

In una di queste sere leggevo una condivisione di Rosetta Cavallo su FB: “Stasera il mio pensiero va al tempo. Troppo spesso dimentichiamo che non è illimitato, perciò, vi auguro e mi auguro un buon tempo”.

Rosetta accompagnava le sue parole con la poesia di Elli Michler, che riporto.

“Ti auguro tempo” 

Non ti auguro un dono qualsiasi,

Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;

Se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa. 

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,

Non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,

Ma tempo per essere contento. 

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,

Ti auguro tempo perché te ne resti:

Tempo per stupirti e tempo per fidarti

E non soltanto per guardarlo sull’orologio.

Ti auguro tempo per toccare le stelle

E tempo per crescere, per maturare. 

Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.

Non ha più senso rimandare. 

Ti auguro tempo per trovare te stesso,

Per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.

Ti auguro di avere tempo,

Tempo per la vita.

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A queste parole aggiungo il mio augurio:

“L’anno che si apre davanti a noi

sia, in misura adeguata,

impastato degli elementi utili

a crescere come persone uniche

e capaci di profonda relazione”.

Auguri a tutti noi!

 

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Quando S. Nicolò era…

…un mistero affascinante, per grandi e piccini, una piacevole complicità.

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5 Dicembre 1958, ore 19.30

Che sera, la sera che precede il passaggio di S. Nicolò e della sua “museta”.

Il buio arriva presto ormai e le ombre anticipano l’aria carica di magia di questo evento.

Piccoli e grandi sanno che nella notte qualcosa accadrà, e si preparano a ritirarsi.

Non prima però di aver lasciato sul tavolo un panino con il formaggio e un bicchiere di vino, della paglia e una pannocchia.

Lei fatica a coricarsi, vorrebbe rimanere per vedere, ma non osa prolungare la veglia.

Sa che solo il sonno aprirà la porta al vecchio dalla lunga barba bianca, e chiude gli occhi lasciandosi coccolare dal caldo del piumino d’oca.

6 dicembre, ore 6

Fuori è ancora buio, tutto ancora tace sotto la neve caduta nella notte. 

Lei è già sveglia. Nella calda camicia di flanella e in punta di piedi scalzi va verso la cucina.

Tende l’orecchio… non avverte alcun rumore: “Che sia già passato? Ancora una volta non lo vedrò?” pensa.

Piano, piano procede.

Ecco… scorge un’ombra… è grande… Ora sente anche una voce grossa che si schiarisce: “E’ proprio lui… è S. Nicolò, adesso lo vedrò!”, il cuore batte forte.

Ma una mano si appoggia sulla spalla e una voce nota le suggerisce: “Forse S. Nicolò non vuole farsi vedere… potrebbe andarsene senza lasciarti un regalo. E’ meglio che torni a letto!”

Il timore di non ricevere il regalo atteso la fa volare a nascondersi sotto le coperte… e a poco, a poco, si riaddormenta.

Ore 7.30

Il giorno è particolarmente luminoso per i riflessi del sole sulla neve.

In fretta si alza… corre in cucina… gli occhi e la bocca dicono con il sorriso ciò che il cuore prova: la gioia per la bambola tanto desiderata!

E’ valsa la pena attendere di vedere il vecchio amico dei bimbi e delle bimbe… sarà per il prossimo anno.

E’ storia di tanti anni fa che sempre ho raccontato ai bimbi e bimbe a scuola, e che li affascinava per l’aria di mistero che contiene.

Di questo devo dire grazie ai miei nonni Antonietta e Pietro e ai miei zii che mi hanno permesso di vivere per tutta l’infanzia “il mistero”, che non hanno scelto di anticipare l’entrata della realtà nella mia vita, ma hanno rispettato i tempi del mio crescere. Grazie a zio Giovanin, che con complicità, mi ha suggerito di tornare a letto per permettere a S. Nicolò di abitare nel “mistero”.

Nella Vita non tutto è spiegabile, non tutto è dimostrabile, molto “è mistero”.

 

A rivederci!

Novembre!

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La danza delle foglie disegna nell’aria immagini sempre nuove. Il Vento, che conduce l’evento, non concede che brevi soste e le accompagna, a volte con irruenza, ad adagiarsi sulla terra, a cui le affida con nostalgia.

E’ l’ultima danza, a cui si sono allenate tenendosi attaccate al Ramo come bimbi che iniziano a camminare attaccati alla mano del genitore.  Era un vento tenue, delicato, il loro maestro di danza nella primavera. Ha aumentato gradatamente le sue richieste durante l’estate, in vista dell’esibizione autunnale! Ora lo spettacolo ha inizio, tutti e tutte danno il massimo di sé! Anche l’Albero che le cede per donare piacere ancora una volta.
Dopo il riposo dell’inverno “rinasceranno”, ma saranno diverse, dimentiche delle avventure già vissute. Avranno ancora bisogno delle cure dell’albero e delle istruzioni del vento, del tempo per crescere e per essere “protagoniste” sulla scena della Terra. 

Buon riposo sorelle foglie, a rivederci!  

“Ecco quello che dovrai farcolori d'autunno4e:

ama la terra e il sole e gli animali…

Leggi queste “foglie ” all’aria aperta,

in ogni stagione di ogni anno della tua vita,

riesamina tutto quello che ti è stato detto

a scuola o in chiesa o da qualunque libro,

ripudia tutto ciò che insulta la tua anima,

e proprio la tua carne sarà una grande poesia

e avrà la più grande fluidità non solo nelle parole

ma nelle linee silenziose delle labbra e del viso e delle ciglia

e in ogni movenza e giuntura del tuo corpo”.

(da “Foglie d’erba” di Walt Whitman)

E IL GIOCO HA INIZIO!

Fammi giocare solo per gioco

Senza nient’altro, solo per poco

Senza capire, senza imparare

Senza bisogno di socializzare

Solo un bambino con altri bambini

Senza gli adulti sempre vicini

Senza progetto, senza giudizio

Con una fine ma senza l’inizio

Con una coda ma senza la testa

 Solo per finta, solo per festa

Solo per fiamma che brucia per fuoco

Fammi giocare per gioco

di Bruno Tognolini

Mercoledì 20 settembre anche il tempo ci ha favorito.

La serata è stato un bel momento d’incontro a partire dal senso del gioco, anche per gli adulti per introdurre al Gioco del Dipingere: attenzione, interesse… che sono diventati per qualcuno desiderio di provare.

Chi non ha potuto esserci, fin dai giorni precedenti ha telefonato incuriosito.

Già ci sono appuntamenti per ulteriori informazioni e iscrizioni.

A sorpresa anche una mamma da Napoli ha telefonato: aveva ricevuto il numero di cellulare dal marito! Abbiamo concordato che le cerco un Closlieu più vicino.

Bella la presenza maschile che “comprende il senso di un tempo per se stessi”, mentre solitamente le donne sono portate a pensare agli altri: “potrebbe piacere a mio figlio o a mia figlia, ai e alle nipoti, ai figli o alle figlie di amici… che amano disegnare… che sanno ben disegnare!”

C’è comunque, e si percepisce dai dialoghi, una comprensione della valenza del Gioco del dipingere. E’ dell’ultima ora il desiderio di una giovane mamma di offrire alla sua bimba “la possibilità di avere cura della sua passione”.

“Ho una bambina di sei anni e mezzo alla quale piace molto disegnare e dipingere proviene da un esperienza di asilo staineriano e mi farebbe piacere potesse continuare a coltivare questa sua passione per i colori”. 

Piccole tracce… di un cammino che si apre davanti!

Piccoli semi… chissà nel tempo che pianta crescerà!

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C’era una volta… e ancora c’è!

 

“C’era una volta… “, così comincia ogni fiaba rimandando ad un tempo fuori del tempo, e così pure ha inizio il racconto dei giochi di un tempo.

C’era una volta un luogo dove bambini e bambine potevano riempire le loro giornate di gioco, in particolare quelle estive che con la loro luminosità moltiplicavano il valore di ogni ora.

Era il tempo degli spazi abitati da ragazzi e ragazze: strade, piazze, cortili, soffitte… in cui si “apprendeva” la relazione e si condividevano i saperi mediante il Gioco.

Non vi erano maestri, perché nel mettersi insieme delle varie età i più piccoli apprendevano dai più grandi, e questi misuravano il loro essere sulle necessità dei piccoli, che comunque osavano il di più.

Bambini e bambine gestivano in autonomia i loro tempo in cui gli adulti sbirciavano solamente perché non assillati dalla loro sicurezza.

Giochi di movimento, di ruolo, di messa alla prova, in cui tutta la nostra persona era coinvolta, in cui si dava e si riceveva aiuto, gioco di cui anche il perdere faceva parte.

Erano giochi, tempi e spazi di piacere! Non si temeva di “interrompere” il gioco quando la voce della mamma ci annunciava “è ora di cena”, certi che il giorno dopo lo avremmo ripreso dal punto dove lo avevamo lasciato.

Ed è questo piacere che vorremmo rigenerare… suggerendo agli adulti il recupero di questi spazi, tempi e tipi di gioco nel quotidiano, mentre stanno nascendo luoghi in cui il gioco spontaneo non è un ospite occasionale, ma una realtà. Esperienze di cui parleremo.

di Emanuela Marsura

  1. Il pindol pandol
  2. il gioco delle 5 pietre
  3. Il gioco delle biglie
  4. Il gioco del campanon

 

RECUPERIAMO IL TEMPO NATURALE

Sapremo ritrovare tempi naturali? Sapremo attendere una lettera? Sapremo piantare una ghianda o una castagna sapendo che saranno i nostri pronipoti a vederne la maestosità secolare? Sapremo aspettare?” scrive Gianfranco Zavelloni, e continua che “si tratta di intraprendere  un nuovo cammino educativo.”shapeimage_3

E’ un invito a genitori, insegnanti, educatori , a quanti hanno a cuore l’educazione delle nuove generazioni…E’ un invito anche a quanti nella scuola e attorno ad essa vivono oggi l’I CARE di d. Milani.

E’ un invito a “riflettere insieme” sul senso del tempo educativo oggi e sulla necessità di adottare strategie didattiche di rallentamento.

“Come è nobile la lumaca che ci insegna… che lento è bello!”

dice Gianfranco Zavelloni nel presentare il suo libro la Pedagogia della lumaca.   

Una società con ritmi accelerati, con tempi frammentati, con tempi riempiti, necessita di una scuola che abitua i suoi cittadini ad assumere fin da piccoli il suo ritmo. In un contesto dove “arrivare”, e arrivare per primi, è lo scopo, è fondamentale mantenere tale ritmo.

Ma questo ritmo è quanto mai lontano dal ritmo della persona, è il ritmo della produzione, che non tiene conto che soggetto della Vita è l’essere umano e non il commercio.

Ed è una responsabilità, come afferma Rubem Alves, che la scuola non può delegare, anzi, che deve riassumersi con una veste nuova facendo proprie le intuizioni dei grandi pensatori e con il contributo dei vari attori che in essa interagiscono.

Fintanto che non arriva la società felice,

che ci siano almeno dei frammenti di futuro in cui la gioia sia servita come sacramento,

perché i bambini imparino che il mondo può essere differente.

La scuola stessa sia un frammento di futuro” di Rubem Alves

La memoria: una suola non consumata

A volte ricordare non è facile, e dimenticare lo è ancor meno.

Ci sono cose che è bene ricordare, altre che è bene dimenticare… anche se non credo sia possibile cancellarle.

In questi giorni del ricordo ho incontrato tanti bimbi e bimbe di 4 e 5 anni, cuccioli in cui la vita è “gorgogliante”. Pensavo nell’organizzare lo spazio per il Gioco del Dipingere: non reggeranno per 1 ora e 30 minuti, saranno stanchi. Beh, mi hanno sorpresa: disponibili, concentrati, sereni, si sono gustati il tempo fino all’ultimo.

Nel giorno del ricordo dedico tutto questo ad una bimba a cui, tanto tempo fa, è stata tolta la possibilità di godere di momenti come questi. Non c’è una sua immagine, solo quella delle sue “scarpette rosse”, scarpette la cui suola non è mai stata consumata.

scarpette

 

Che differenza fa?

Quale differenza fa il credere o il non credere nelle possibilità della persona? Quale differenza fa il mio comportamento con gli altri?

Il non credere è una sentenza… una condanna al permanere di una situazione, e nel tempo al suo deteriorarsi. E’ prevedere un futuro già scontato, una storia che si ripete su se stessa.

il credere nelle possibilità di una persona è aprirsi a un divenire, un lasciarsi sorprendere continuo, è dare forza alle energie della persona stessa, è considerare un futuro non prevedibile .

Il mio atteggiamento fa la differenza perché apre o chiude a possibilità… per lui, per lei si tratta di essere riconosciuti nel diritto di esistenza come individui …per me di essere differenti1aprirmi a punti di vista differenti.

Credo si tratti di differenziarsi, di non percepire l’altro e l’altra come proiezione di sé, come continuazione di sé, ma distinti appunto perché “altri”. E nel differenziarsi scoprire la ricchezza che l’altro e l’altra portano all’incontro con noi, e l’occasione di arricchimento che ci viene data nello scambio.

L’essere riconosciuti anche nei bisogni più profondi è poi fortemente “energetico”, è esistenziale.

Ecco un video interessante che mostra “quale differenfa faccio io per gli altri” La rana sorda

E che sia Buon Natale…

STORIA DI  IERI… STORIA DI OGGI

la famiglia

“Il nostro di ora e’ un momento di straordinaria importanza. L’orrore indicibile e’ appena cominciato, ma e’ ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. E un momento anche di enorme responsabilita’ perche’ certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti piu’ bassi, ad aizzare la bestia dell’odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecita’ delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l’uccidere. “Conquistare le passioni mi pare di gran lunga piu’ difficile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un difficile cammino dinanzi a me”, scriveva nel 1925 quella bell’anima di Gandhi. Ed aggiungeva: “Finche’ l’uomo non si mettera’ di sua volonta’ all’ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sara’ per lui alcuna salvezza”… Perche’ non fermarsi prima? Abbiamo perso la misura di chi siamo, il senso di quanto fragile ed interconnesso sia il mondo in cui viviamo, e ci illudiamo di poter usare una dose, magari “intelligente”, di violenza per mettere fine alla terribile violenza altrui.”

Così scriveva Tiziano Terzani a Oriana Falaci in occasione della caduta delle Torri Gemelle nel 2011

E così concludeva la lettera:

” La natura è una grande maestra, Oriana, e bisogna ogni tantoalberi_di_natale_00185 tornarci a prendere lezione. Tornaci anche tu… Guarda un filo d’ erba al vento e sentiti come lui. Ti passerà anche la rabbia. Ti saluto…

ti auguro di tutto cuore di trovare pace. Perché se quella non è dentro di noi non sarà mai da nessuna parte.”

E con le parole di Tiziano Terzani auguriamo un Buon Natale a chi ci legge… perché
l’anno che verrà ci veda veramente impegnati a costruire sentieri di pace!

 

Il sapore del miele

Ho ricevuto in dono da una “sorella” questa poesia scritta pensando al Closlieu. Me l’ha donata con la sua voce che mi comunicava, oltre le parole, i colori, i suoni e il calore di quel luogo.

E’, il Closlieu, uno spazio che mi rimanda al “sacimagesro” per l’energia che vi avverto, frutto di presenze ed incontri del passato e del presente.

Mi risuonano le parola cariche di preoccupazione ed entusiasmo di Arno con cui ci comunicava la sua “passione”;

“Il bambino obbedisce a una necessità organica inscritta nel profondo, prova un piacere assoluto nel tracciare”

e ancora “La Formulazione è qualcosa di nuovo che emoziona le persone quando ne vengono a conoscenza”.

E questa poesia mi sembra confermi le sue parole.

Miele

C'è un luogo dove distendermi,
in cui mi si schiude la gola 
e il tempo si ferma e torna al primordiale, 
alla palma, 
al miele del dattero maturo.
Un luogo dolce quanto la cantilena materna, 
dove mi riconosco e abbasso le armi, 
in cui niente e nessuno si aspetta da me. 
Oasi soave per il cuore infinitamente accolto e abbracciato, 
dove sono gigante e minuscola, 
capace e nuda di saperi, 
dove lascio scorrere il fiume interiore, 
il mio sapore favorito 
quanto la marmellata al mattino 
l’albicocca succulenta, 
il lampone e la menta piperita.

Elise P.      –     giugno 2015