C’era una volta… e ancora c’è!

 

“C’era una volta… “, così comincia ogni fiaba rimandando ad un tempo fuori del tempo, e così pure ha inizio il racconto dei giochi di un tempo.

C’era una volta un luogo dove bambini e bambine potevano riempire le loro giornate di gioco, in particolare quelle estive che con la loro luminosità moltiplicavano il valore di ogni ora.

Era il tempo degli spazi abitati da ragazzi e ragazze: strade, piazze, cortili, soffitte… in cui si “apprendeva” la relazione e si condividevano i saperi mediante il Gioco.

Non vi erano maestri, perché nel mettersi insieme delle varie età i più piccoli apprendevano dai più grandi, e questi misuravano il loro essere sulle necessità dei piccoli, che comunque osavano il di più.

Bambini e bambine gestivano in autonomia i loro tempo in cui gli adulti sbirciavano solamente perché non assillati dalla loro sicurezza.

Giochi di movimento, di ruolo, di messa alla prova, in cui tutta la nostra persona era coinvolta, in cui si dava e si riceveva aiuto, gioco di cui anche il perdere faceva parte.

Erano giochi, tempi e spazi di piacere! Non si temeva di “interrompere” il gioco quando la voce della mamma ci annunciava “è ora di cena”, certi che il giorno dopo lo avremmo ripreso dal punto dove lo avevamo lasciato.

Ed è questo piacere che vorremmo rigenerare… suggerendo agli adulti il recupero di questi spazi, tempi e tipi di gioco nel quotidiano, mentre stanno nascendo luoghi in cui il gioco spontaneo non è un ospite occasionale, ma una realtà. Esperienze di cui parleremo.

di Emanuela Marsura

 

RECUPERIAMO IL TEMPO NATURALE

Sapremo ritrovare tempi naturali? Sapremo attendere una lettera? Sapremo piantare una ghianda o una castagna sapendo che saranno i nostri pronipoti a vederne la maestosità secolare? Sapremo aspettare?” scrive Gianfranco Zavelloni, e continua che “si tratta di intraprendere  un nuovo cammino educativo.”shapeimage_3

E’ un invito a genitori, insegnanti, educatori , a quanti hanno a cuore l’educazione delle nuove generazioni…E’ un invito anche a quanti nella scuola e attorno ad essa vivono oggi l’I CARE di d. Milani.

E’ un invito a “riflettere insieme” sul senso del tempo educativo oggi e sulla necessità di adottare strategie didattiche di rallentamento.

“Come è nobile la lumaca che ci insegna… che lento è bello!”

dice Gianfranco Zavelloni nel presentare il suo libro la Pedagogia della lumaca.   

Una società con ritmi accelerati, con tempi frammentati, con tempi riempiti, necessita di una scuola che abitua i suoi cittadini ad assumere fin da piccoli il suo ritmo. In un contesto dove “arrivare”, e arrivare per primi, è lo scopo, è fondamentale mantenere tale ritmo.

Ma questo ritmo è quanto mai lontano dal ritmo della persona, è il ritmo della produzione, che non tiene conto che soggetto della Vita è l’essere umano e non il commercio.

Ed è una responsabilità, come afferma Rubem Alves, che la scuola non può delegare, anzi, che deve riassumersi con una veste nuova facendo proprie le intuizioni dei grandi pensatori e con il contributo dei vari attori che in essa interagiscono.

Fintanto che non arriva la società felice,

che ci siano almeno dei frammenti di futuro in cui la gioia sia servita come sacramento,

perché i bambini imparino che il mondo può essere differente.

La scuola stessa sia un frammento di futuro” di Rubem Alves

La memoria: una suola non consumata

A volte ricordare non è facile, e dimenticare lo è ancor meno.

Ci sono cose che è bene ricordare, altre che è bene dimenticare… anche se non credo sia possibile cancellarle.

In questi giorni del ricordo ho incontrato tanti bimbi e bimbe di 4 e 5 anni, cuccioli in cui la vita è “gorgogliante”. Pensavo nell’organizzare lo spazio per il Gioco del Dipingere: non reggeranno per 1 ora e 30 minuti, saranno stanchi. Beh, mi hanno sorpresa: disponibili, concentrati, sereni, si sono gustati il tempo fino all’ultimo.

Nel giorno del ricordo dedico tutto questo ad una bimba a cui, tanto tempo fa, è stata tolta la possibilità di godere di momenti come questi. Non c’è una sua immagine, solo quella delle sue “scarpette rosse”, scarpette la cui suola non è mai stata consumata.

scarpette

 

Che differenza fa?

Quale differenza fa il credere o il non credere nelle possibilità della persona? Quale differenza fa il mio comportamento con gli altri?

Il non credere è una sentenza… una condanna al permanere di una situazione, e nel tempo al suo deteriorarsi. E’ prevedere un futuro già scontato, una storia che si ripete su se stessa.

il credere nelle possibilità di una persona è aprirsi a un divenire, un lasciarsi sorprendere continuo, è dare forza alle energie della persona stessa, è considerare un futuro non prevedibile .

Il mio atteggiamento fa la differenza perché apre o chiude a possibilità… per lui, per lei si tratta di essere riconosciuti nel diritto di esistenza come individui …per me di essere differenti1aprirmi a punti di vista differenti.

Credo si tratti di differenziarsi, di non percepire l’altro e l’altra come proiezione di sé, come continuazione di sé, ma distinti appunto perché “altri”. E nel differenziarsi scoprire la ricchezza che l’altro e l’altra portano all’incontro con noi, e l’occasione di arricchimento che ci viene data nello scambio.

L’essere riconosciuti anche nei bisogni più profondi è poi fortemente “energetico”, è esistenziale.

Ecco un video interessante che mostra “quale differenfa faccio io per gli altri” La rana sorda

E che sia Buon Natale…

STORIA DI  IERI… STORIA DI OGGI

la famiglia

“Il nostro di ora e’ un momento di straordinaria importanza. L’orrore indicibile e’ appena cominciato, ma e’ ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. E un momento anche di enorme responsabilita’ perche’ certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti piu’ bassi, ad aizzare la bestia dell’odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecita’ delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l’uccidere. “Conquistare le passioni mi pare di gran lunga piu’ difficile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un difficile cammino dinanzi a me”, scriveva nel 1925 quella bell’anima di Gandhi. Ed aggiungeva: “Finche’ l’uomo non si mettera’ di sua volonta’ all’ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sara’ per lui alcuna salvezza”… Perche’ non fermarsi prima? Abbiamo perso la misura di chi siamo, il senso di quanto fragile ed interconnesso sia il mondo in cui viviamo, e ci illudiamo di poter usare una dose, magari “intelligente”, di violenza per mettere fine alla terribile violenza altrui.”

Così scriveva Tiziano Terzani a Oriana Falaci in occasione della caduta delle Torri Gemelle nel 2011

E così concludeva la lettera:

” La natura è una grande maestra, Oriana, e bisogna ogni tantoalberi_di_natale_00185 tornarci a prendere lezione. Tornaci anche tu… Guarda un filo d’ erba al vento e sentiti come lui. Ti passerà anche la rabbia. Ti saluto…

ti auguro di tutto cuore di trovare pace. Perché se quella non è dentro di noi non sarà mai da nessuna parte.”

E con le parole di Tiziano Terzani auguriamo un Buon Natale a chi ci legge… perché
l’anno che verrà ci veda veramente impegnati a costruire sentieri di pace!

 

Il sapore del miele

Ho ricevuto in dono da una “sorella” questa poesia scritta pensando al Closlieu. Me l’ha donata con la sua voce che mi comunicava, oltre le parole, i colori, i suoni e il calore di quel luogo.

E’, il Closlieu, uno spazio che mi rimanda al “sacimagesro” per l’energia che vi avverto, frutto di presenze ed incontri del passato e del presente.

Mi risuonano le parola cariche di preoccupazione ed entusiasmo di Arno con cui ci comunicava la sua “passione”;

“Il bambino obbedisce a una necessità organica inscritta nel profondo, prova un piacere assoluto nel tracciare”

e ancora “La Formulazione è qualcosa di nuovo che emoziona le persone quando ne vengono a conoscenza”.

E questa poesia mi sembra confermi le sue parole.

Miele

C'è un luogo dove distendermi,
in cui mi si schiude la gola 
e il tempo si ferma e torna al primordiale, 
alla palma, 
al miele del dattero maturo.
Un luogo dolce quanto la cantilena materna, 
dove mi riconosco e abbasso le armi, 
in cui niente e nessuno si aspetta da me. 
Oasi soave per il cuore infinitamente accolto e abbracciato, 
dove sono gigante e minuscola, 
capace e nuda di saperi, 
dove lascio scorrere il fiume interiore, 
il mio sapore favorito 
quanto la marmellata al mattino 
l’albicocca succulenta, 
il lampone e la menta piperita.

Elise P.      –     giugno 2015

La Pace?… è possibile

Mi piace pensare alla vita come ad un cammino, fatto di lunghi tratti percorsi da soli o in compagnia, di soste davanti a paesaggi che riposano l’occhio per le forme dolci ed  altri che suscitano curiosità. Un cammino fatto di suoni, di odori, di colori, di incontri e di addii. Un cammino che ci chiede continuamente di svuotare la bisaccia per poterla riempire di cose nuove. Un cammino che percorriamo con la speranza in una meta che ci attende sempre oltre.

In questi nostri giorni, anche la Pace assomiglia a un “qualcosa che sta oltre”, vicina e irraggiungibile, possibile e irrealizzabile. Appare per invitarci a raggiungerla e si dilegua appena ci sembra di averla tra le mani.

Occorre mettersi in viaggio alla sua ricerca, a partire dalla vita quotidiana di ciascuno, e con attenzione, un pensiero da molti condiviso, più al cammino che alla meta. Per non essere abbagliati dal sole della disillusione, è opportuno dotarsi di occhiali che permettano di vedere le tracce di quanti ci precedono sulla medesima strada.

Significativa allo scopo è la poesia di Jorges Luis Borges.

I Giusti 

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

 

Interessante l’esperienza che riportano gli articoli C’è speranza e Il viaggio della carovana dei pacifici

 

 

Umanità

Leggendo di qua e di là… ascoltando… pensando… a quanto si dia poco valore alla vita, sia alla nascita, sia nella vecchiaia… a quanto poco valga la vita di una persona se nasce in un luogo oppure un altro, se è di un colore, oppure un altro… mi coglie una profonda tristezza!

La vita o è VITA sempre… e comunque…o non lo è mai, degna di essere vissuta! O è Vita quando sono 11737820_870875573006120_7480668990636037907_nnella pienezza delle forze e quando a poco, a poco mi vengono meno… o non lo è, o perlomeno c’è sempre il pericolo che non lo sia… degna  di essere definita tale.

E così girando per il Web vi propongo questo di Wislawa Szymborska

“La vita è il solo modo per coprirsi di foglie, prendere fiato sulla sabbia, sollevarsi sulle ali; essere un cane, o carezzarlo sul suo pelo caldo; distinguere il dolore da tutto ciò che dolore non è; stare dentro gli eventi, dileguarsi nelle vedute, cercare il più piccolo errore.
Un’occasione eccezionale per ricordare per un attimo di che si è parlato a luce spenta; e almeno per una volta inciampare in una pietra, bagnarsi in qualche pioggia, perdere le chiavi tra l’erba; e seguire con gli occhi una scintilla di vento; e persistere nel non sapere qualcosa d’importante”.

Le voci della pace


ramo pescoLe voci dei bimbi 
il vento raccoglie
e poi le sparpaglia tra i rami e le foglie
di alberi antichi, 
con grosse radici
che sanno ascoltare 
le cose che dici 
per poi raccontarle, giù... giù... nel profondo 
al Cuore che batte 
al centro del mondo. 
Se un bimbo sorride, sorride anche il Cuore 
ed ecco spuntare in un prato un bel fiore. 
Se un bimbo è felice, il Cuore è contento 
e nascon farfalle che danzan col vento.
Ma, a volte, le risa diventano pianti: 
le lacrime scendono, calde e pesanti, 
colpiscon la Terra che trema, impaurita, 
vedendo la morte mischiarsi alla vita. 
Ossezia, Israele, Iraq, Palestina... 
tra bombe e fucili la morte cammina, 
portando con sé ceceni, afghani 
e tanti, tantissimi bimbi africani!
Bombardano, sparano e parlan di pace, 
al Cuore del mondo ‘sta cosa non piace: 
«Se di odio e violenza riempite la Terra, 
non siate bugiardi: chiamatela guerra! 

La pace è sorridere, darsi la mano, 
dormire tranquilli, guardare lontano 
e in fondo vedere, nel cielo sereno, 
i sette colori dell’arcobaleno.
Soltanto se spargi la voglia di amare 
il vento sorride e può allora portare 
agli alberi antichi e alle loro radici 
le voci ed i sogni di bimbi felici!»
                                          Elio Giacone

L’incontro…un evento

DIstrazione

IncontroOgni incontro è uno scambio… è un impoverirsi e un arricchirsi. Si lascia qualcosa di noto… e si porta con sé qualcosa di sconosciuto.

Come sosteneva il famoso psichiatra e psicologo svizzero Carl G. Jung, “l’incontro tra due persone è come il contatto tra due sostanze chimiche: se c’è una reazione, entrambe si trasformano”.

E’ così che circolano le idee, è così che circola la ricchezza di cui ciascuno e ciascuna siamo portatori. E’ auspicabile che tutti se ne vadano più ricchi nell’incontrarci e che noi si abbia la consapevolezza di esserlo.

Bene ne rende l’idea il profeta Gibran ne “Il Profeta”

“E un mercante disse: Parlaci del Comprare e del Vendere.

Ed egli rispose, dicendo: 

La terra vi offre i suoi frutti, e non avrete bisogni se saprete come riempirvene le mani.
Scambiandovi i doni della terra avrete abbondanza e sarete soddisfatti.
Ma se lo scambio non avverrà con amore e benevola giustizia, non potrà che portare alcuni all’ingordigia e altri alla fame.

 Quando voi, lavoratori del mare e dei campi e delle vigne, incontrate sulla piazza del mercato i tessitori e i vasai e i raccoglitori di spezie,
Invocate il supremo spirito della terra, che scenda in mezzo a voi e benedica le bilance e i conteggi perché a un valore sia pari un altro valore.

E non consentite che chi ha le mani sterili prenda parte nelle vostre transazioni, perché vi renderebbe parole per la vostra fatica.
A costoro direte:
“Venite nei campi con noi o andate in mare con i nostri fratelli e gettate le reti; Perché il mare e la terra saranno generosi con voi come lo sono con noi”.

E se verranno cantanti e danzatori e suonatori di flauto, comprate anche i loro doni.
Perché anch’essi raccolgono frutti ed incenso, e ciò che recano, benché fatto di sogni, è cibo e veste per la vostra anima.

 E prima di lasciare la piazza del mercato, badate che nessuno sia andato via a mani vuote.
Perché lo spirito padrone della terra non dormirà in pace nel vento finché i bisogni del più piccolo di voi non siano stati soddisfatti.”