Essere in sé

E’ venerdì, vado a fare la spesa… e mi trovo immersa in uno dei tanti pomeriggi che la gente riempie di corse da un negozio all’altro, anche sulle strade si va a rilento. Sembra quasi un’allenamento per i giorni che verranno, Natale non è poi così lontano.

Un tempo dedicato a riprendersi il senso della vita, quello della festa, diventa un tempo speso alla ricerca di “cose” che hanno un valore volatile, che non ci costruiscono, che non ci danno sostanza. Dopo averle“consumate”, il vuoto che ci rimane ci fa vivere in attesa della prossima corsa.

E così l’appuntamento con se stessi è posticipato ad un domani che sposta i suoi paletti ogni giorno. Un incontro di cui tutti sentiamo il bisogno, anche se spesso non ne comprendiamo i segni o per lo meno non ne avvertiamo l’urgenza nello stesso tempo.

Un spunto ci viene dalla Raccontadina:

 “Domenica e piove, sistemo i semi.

Séme: sé – me.

Il sé è in me.

L’essere, tanto quanto l’esistere,

si può trovare solo nel mio me.

Inutile l’eterna ed esterna ricerca”.

Il sé è un seme di cui avere cura, da alimentare giorno dopo giorno, anche con le buone occasioni di ascolto e di relazioni calde.

Dobbiamo mantenere l’occhio del trovatore, come dice Arno Sten della sua esperienza, attento a cogliere i segni nel quotidiano; e la mano del seminatore, capace di spargere il seme gratuitamente così come gratuitamente lo ha ricevuto, senza paura di dare, di rimanere senza.

È nella reciprocità del dare che il SE’ si alimenta.

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Il grande sogno di Pip

Sognare sembra un opzional che solo fino ad una certa età ci si può concedere, o solo in certi ambienti, e a certe condizioni.

A volte una caduta, un dolore, una perdita, arrestano il nostro cammino nella Vita, e lo scoraggiamento “rende pesanti i nostri passi, li blocca”.

A volte fatichiamo a credere che dopo ci possa essere un oltre, una risalita, un nuovo inizio, un domani diverso.

Sognare è quindi possibilità nuova, porsi una meta, “credere possibile l’impossibile”. Diventa allora prioritario fissare delle tappe, “muovere il primo passo” perché ciò accada

Nell’acquistare la forza per rendere possibile “il sognare e la sua realizzazione”, fondamentale è il ruolo del gruppo. Riuscire a dire di sé e il sentirsi ascoltati ridonano senso, energia nuova che “rimette in moto” la motivazione e il desiderio personali.

Alcune occasioni per riflettere in tal senso le ho colte in questa settimana da:

Il film “Ti porto io”

Il Convegno a conclusione del Progetto “Scintilla e mattone”

Il libro “La regina di New York” di Alberto Rosa – Ed. Becco Giallo, 2018 – un racconto 

A essi aggiungo anche il video “Il grande sogno di Pip”, un racconto commovente per chi si crede sfavorito, la storia di un cagnolino con un grande sogno: diventare un cane guida sudorientale.

Avrà quello che ci vuole?

Immaginate…

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Immaginate… immaginate…. immaginate che c’è un gruppo di varia età che vi aspetta per Giocare a Dipingere… per vivere un viaggio di piacere! E potete scegliere se giocare il LUNEDÌ o il MERCOLEDÌ.

Non lasciate perdere l’occasione:

chiamate Emanuela al 3485986692

Durante il gioco non risponde… per cui lasciate un messaggio con il vostro nome e sarete richiamati/e!

Perché non… Pre!

Dal blog La crescita felice, leggo :

“…la scuola dell’infanzia questo dovrebbe fare, insegnare i pre requisiti con l’esperienza, con il fare e lo sperimentare  e lo sperimentarsi, portando il bambino prima di tutto a conoscere i bordi reali, immaginari, gli spazi chiusi e quelli aperti, il dentro e il fuori con l’azione e il movimento. Tutte cose che un disegno prestampato non potrà mai insegnare”. 

NicolaCondivido pienamente il pensiero, ma è sulla parola sottolineata in rosso che porto l’attenzione, non intendendo polemizzare con l’articolo citato: prerequisiti di che cosa, mi domando!?!

Se rimarchiamo l’importanza del “vivere qui e ora”, perchè ci preoccupa il preparare bambino e bambina per un domani che non ci è dato di sapere come sarà?!?

E ancora: quel Pre sembra dare poco valore al fare nella sua varietà, mentre porta a puntare gli occhi sulla scrittura e sulla lettura, ossessione di genitori e insegnanti fin dai 3 anni, e forse anche prima.

In quel Pre riconosco, pure, l’essere continuamente proiettati al futuro lasciandoci sfuggire l’oggi! E in ciò sento risuonare un pensiero consumista, quello che ci proietta sempre ad un dopo, ad un risultato che sarà; che quasi deve essere e secondo certi parametri; che magari ci deluderà perchè non sarà come l’atteso; da cui forse non ci lasceremo sorprendere perchè ci sfuggirà la bellezza che va oltre le attese indotte!

La scrittura penso non sia un punto di arrivo, c’è molto di più in gioco ed è la Comunicazione,  di cui la scrittura è modo/forma/ strumento. E penso qui alla potenzialità di tutte le forme comunicative!

Toglierei quel pre, e parlerei di requisiti  che anno a facilitare l’utilizzo dei codici comunicativi… e pure espressivi, per vivere oggi una buona relazione con me stesso.

Parlerei di bambino e bambina competente, in quanto capace di agire le conoscenze in un contesto relazionale, e nella misura che gli è consentita dall’età, non solo anagrafica, ma anche esperienziale, perchè è nelle esperienze che si sviluppa la competenza essendo realtà in evoluzione permanente e mai acquisita nella totalità.

Tre gli atteggiamenti fondamentali da esercitare: riconoscere le mie competenze e potenzialità = il valore che sono; riconoscere le competenze e potenzialità degli altri = il valore che sono; riconoscere le competenze e potenzialità dell’ambiente = il valore che è, per essere bambino-uomo e bambina-donna di oggi!

Certo, l’uomo di domani nasce oggi, e dipende dall’uomo di oggi, ne sarà influenzato, ne è figlio, ma quello che ci è dato è di vivere appieno l’essere l’uomo e la donna di oggi… domani saremo diversi.

Requisiti-competenze, quindi, per essere il bambino-uomo e bambina-donna di oggi, non di ieri ché passato, non di domani che sarà!

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La nascita di un pensiero

È vero, per nascere un pensiero ha bisogno di ascolto che è esperienza di perdita, di vuoto, di silenzio.

Perdita che è venir meno di ciò che abbiamo e a volte crediamo di possedere, che è destabilizzazione.

Vuoto che è assenza, è solitudine, che è misura del sé e delle relazioni con l’altro, gli altri; che è necessità di ricollocarsi in rapporto al mondo e all’umanità.

Silenzio che è mancanza delle voci e dei suoni delle relazioni.

Ascolto poi è guardare, è vedere il mondo, gli altri, noi stessi… con gli orecchi del cuore… direi con tutti i sensi.

Per emergere il pensiero, quello che genera intuizioni, compressioni profonde, esistenziali, ha bisogno che “tutto l’altro taccia… che lasci il posto”.

Necessita che la confusione e la pressione che generano le voci, il movimento, cessino. Così pure si arresti la frenesia del progettare la nostra vita.

È allora che si lasciano emergere, si riconoscono, si rincontrano, le potenzialità che spesso restano sopite, nascoste, inattive.

E avviene l’incontro con il vero sé, quello che abita e cresce nel profondo, e si ascoltano le sue attese, i suoi desideri, le sue preoccupazioni.

È evento inatteso che può accadere in ogni momento della nostra esistenza, ma questo nostro tempo evidenzia l’urgenza che fin da piccoli siamo aiutati, messi nella condizione di farne esperienza perchè l’incontro avvenga.

Terzani

C’è bisogno di tempi di ascolto.

Dal Closlieu “L’Isola dei Colori”

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2 settembre 2018

Festa delle Associazioni a Conegliano:

Anche noi, del Closlieu “l’Isola dei Colori” ci saremo,

con il sostegno dalla Rete di Educazione Cooperativa (RCE)

e della Coop. Soc. “Quel posto che cerchi c’è” (Ramera-TV).

 

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Un modo per portare sul territorio un’esperienza di GIOCO, che, come intuì Arno Stern, diventa possibilità di BENESSERE, per bambini di ogni età, dai 3 ai 100 che insieme ne vivono il PIACERE, in uno spazio e in un tempo che sono nel contempo personali e condivisi!

Emanuela ed Elise

 

VI ASPETTIAMO!!!

 

Per informazioni andare alla  pagina SETTEMBRE 2018 “IL GIOCO RIPRENDE”

L’Importanza di Esserci

Che io… che tu… ci sia o non ci sia… fa la differenza!

Non perché noi siamo “importanti”, ma perché siamo costitutivi di un modo di essere della umanità. Il nostro modo di vivere le relazioni, le scelte che facciamo, danno un volto diverso alla società, al luogo in cui viviamo, in cui operiamo.

Il nostro atteggiamento rispetto alla vita è determinante per il pensiero comune e per l’armonia, e lo influenza pure in negativo.

Potremmo dire che c’è una reciprocità: il tipo di relazioni, di ambiente, mi influenza, io sono loro figlio, ma pure io li caratterizzo con la mia presenza, con il mio essere.

È un po’ come vedere un prato: i fiori e le erbe presenti, con il loro colore, la loro forma, il loro modo di ondeggiare alla brezza e al vento, differenziano un prato dall’altro.

Narcisi a Lentiai

 

Una cosa è lo sbocciare delle di genziane in primavera a Pianezze

o dei narcisi a Lentiai (BL) in primavera,

ranuncoli

 

 

altro è la fioritura dei ranuncoli, chiamati “botton d’oro”, che in Trentino rendono particolari i prati d’estate,

 

brughiera

 

 

altro ancora sono le distese di erica che caratterizzano la brughiera in Scozia.

 

 

Ciascun luogo ha la sua fisionomia, ciascuno rende la terra ciò che è… un luogo meraviglioso da percorrere e da scoprire.

Così è per ciascuno di noi: siamo originali, belli, meravigliosi. Siamo una novità, come dice Ermes Ronchi:

“Siamo una stella caduta fra le braccia di una donna e di un uomo,

portiamo con noi lo scintillio dell’infinito”.

Nella cultura ebraica il nome dice cosa siamo chiamati ad essere per il mondo in cui gradatamente veniamo introdotti. Ma c’è un nome che ci caratterizza tutti ed è “Giovanni, che significa dono di Dio, un dono unico e originale, che mai più si ripeterà, sottolinea ancora E. Ronchi.

Ma oltre ad essere “vita che viene da altrove, oltre ad essere amore diventato visibile, che cosa saremo?”, ci interroga E. Ronchi.

Dipende da noi, da come assumiamo il dono, da come lo investiamo… e l’orchestra che è il mondo potrà realizzare la sua sinfonia!

Un’avventura tra le tracce

 

7-11 marzo 2018:

  • Quattro giorni a Mendrisio- Svizzera, con Elise, amica-servente francese
  • Quattro giorni di incontro con Arno Stern in cui accogliere il dono della passione per l’umanità che anima il suo lavoro da 70 anni

In dono pure la certezza di un risveglio, di una consapevolezza, in tante persone, della necessità di “buon cibo” per sé e per gli altri, a partire dai bimbi e bimbe!

  • Quattro giorni… passati in fretta, nell’ascolto di un uomo che, a 94, non sceglie di ritirarsi a riposare come ben meriterebbe, ma di rimanere in dialogo con le folle, di bambini, giovani e adulti, che partecipano ai suoi stage, agli incontri in vari paesi d’Europa, oltre ai 3 laboratori settimanali che conduce a Parigi, a cui comunica passione e speranza.

Arno S. non è un guru, e non è un’utopia quella che propone, ma l’attenzione ad ogni persona, il rispetto dalla nascita alla fine vita, la possibilità di vivere una vita di relazione pacifica con sé e con gli altri, una vita piena di senso.

Nella formazione egli ci affidava “il tesoro trovato in una vita”.

E se nel 2015, mentre affermava che né ci controllerà, né ci chiederà conto di ciò che facciamo, ci chiedeva di avere Passione e Responsabilità, e Rigore e Libertà….

In questi giorni di marzo 2018, nei colloqui “personalizzati” con chi già pratica, in un incontro in cui il cuore “giovane” del maestro transitava passione e calore ai cuori di noi serventi – praticien ai primi passi, ci ha chiesto di avere Rigore e Calore.

Passione per la Formulazione, tracce di una storia personale di cui non abbiamo memoria e che possono scomparire se come serventi non ci assumiamo la Responsabilità di offrire spazi (il Closlieu) e tempi (percorsi annuali) perché essa possa emergere.

Rigore nella cura dell’ambiente e nella qualità dei materiali, come pure nella proposta: SI ai tempi lunghi, ai ritmi lenti e distesi che favoriscono l’emergere di una storia personale che inizia con la vita prenatale, NO alle prove che durano un incontro e che non producono altro che un’emozione epiteliale, che lascia il tempo che trova, una toccata e fuga, un usa e getta consumistico.

Libertà, poi, sia per chi frequenta il Closlieu perché assuma la sua storia, sia per il servente che assume nella sua vita gli elementi essenziali del Gioco del Dipingere: non confronto e non giudizio.

E il Calore che cos’è?

! Se non la passione per se stessi… per l’altro… se non la possibilità di offrire all’altro qualcosa… uno spazio, un gioco… in cui possa star bene, conoscersi, in cui gustare il proprio piacere, protetto da ogni invasione e aspettativa, un luogo in cui desiderare ritornare?!?!

E’ una grande responsabilità che ci chiedeuna responsabilità che ci assumiamo…felici di condividere con un così grande uomo un tratto di storia della nuova umanità.

Arno, nella sua pluriennale pratica, è consapevole che da soli è faticoso portare avanti un tale compito, vedi anche la necessità della pubblicità, e come sia impegnativo restare fedeli all’impegno assunto, poiché le provocazioni al ribasso che arrivano sono tante in questo tempo. Beh, egli suggerisce di mettersi insieme, di fare rete. A chi propone il Gioco del Dipingere può servire anche per diffondere la propIMG-20180308-WA0041osta e l’informazione.

 

 

Emanuela, servente nel Closlieu “l’Isola dei Colori” – Ramera

Elise, servente itinerante del Closlieu “l’Isola dei Colori”

Mendrisio, marzo 2018

 

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