Fermarsi… per CURARE

AZIONI IN TEMPO DI SOSTA

L’incertezza di questo tempo ci fa prendere contatto con la nostra fragilità e avvertiamo forte il bisogno di “padri e madri”, di braccia che ci contengano, di uno sguardo che dica che tutto va bene, anche quando non è così, anzi, soprattutto quando non è proprio così.
Che siano le braccia di nostro padre e nostra madre, dei nostri nonni, degli amici, degli innamorati, dei figli, degli alunni, tutti abbiamo sperimentato e sperimentiamo che è il posto più bello in cui siano mai stati e che “nessuno è troppo grande per un abbraccio…” scrive Leo Buscaglia.
Alessandro D’Avenia afferma che “ci vogliono quattro abbracci al giorno per sopravvivere, otto per vivere e dodici per crescere!”, infatti, non ne abbiamo mai a sufficienza, nemmeno quando la nostra vita è avanzata negli anni, perché, come dice Alda Merini, “ci si abbraccia per sentirsi interi”

Se c’è una lezione che possiamo apprendere in quest’esperienza, non l’unica, ma senz’altro la più importante, è che nell’avere cura sta il vero senso di quelle parole che antichi ebrei hanno messo sulla bocca del Creatore, quando affidò reciprocamente l’uomo e la donna, e a entrambi il mondo delle sue creature cui dare un nome perché riconosciute nella loro molteplicità.

Avere cura è custodia, perché è nella relazione rispettosa delle differenze che cresce il benessere di ciascuno e di tutti; è riconoscere la preziosità di ogni esistenza, perché “che tu ci sia o non ci sia fa la differenza” anche nella mia vita, oltre che in quella del cosmo.
E in questa vita rallentata comincio con l’avere cura di me stesso, a trattarmi con gentilezza, gratitudine, comprensione…

È “questo” il momento opportuno di avere cura… come scrive Pablo Neruda…

Del mio corpo, affascinante e misterioso strumento di relazione;

Del mio spirito, quella parte di me che conserva l’energia della Vita, dell’Esistenza, di Dio;

Del mio pensiero, che mi fa volare oltre gli ostacoli, e che dall’alto e dal profondo mi offre panorami limpidi sulla realtà;

Della mia psiche, quel mondo sconosciuto in cui risuonano le emozioni forti, che a volte arrestano il mio passo e altrelo spingono a osare.

E facciamolo insieme, prendiamoci cura l’uno dell’altro, e quando sarà finita… teniamoci ancora per mano!

Articolo di Emanuela Marsura completo su Qualbuonvento del 24 aprile 2020


Fermarsi… per VALUTARE

AZIONI IN TEMPO DI SOSTA…

Piccola nota di significato: “Valutare è dare-valore all’esistente!”

“Adesso chiudi gli occhi e stammi ad ascoltare”.

No, non andrà tutto bene. La maggior parte è vero ne è uscita viva, ma molti di noi hanno ripreso a consumare la vita, non a viverla.

Lo vedo dall’affanno con cui si cerca di riprendere il tempo perduto, e, cosa ancora più grave, ho il sentore che si voglia fuggire dal sé che l’isolamento ha fatto emergere. Quel sé persona che sono io, con i miei desideri, le mie difficoltà, le mie forze e le mie fragilità; quel sé che siamo noi, come coppia, come genitori, come figli, con i sì da dire e pure i no che costruiscono le nostre relazioni…

Guarda papà l’imperatore è nudo”, rivela il bambino nella fiaba di H. Christian Andersen, “E tutti riconobbero che lo era veramente!”. È la medesima esperienza che noi viviamo dopo l’isolamento in cui c’è stato tolto il velo che ci mascherava agli occhi degli altri e pure ai nostri, e, “in fretta e furia”, per dire quanto velocemente lo facciamo, ne recuperiamo un altro per coprire le nostre nudità che ci espongono innanzitutto a noi stessi…

No, non andrà per niente bene, se non comprendiamo che con la salute fisica sono andate in tilt le nostre dimensioni psicologica e spirituale, già prima in equilibrio precario, che dobbiamo assumere la crisi personale che investe anche tutto il nostro essere persona sociale…

Simone Cristicchi canta che “la vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere, perché tutto è un miracolo tutto quello che vedi, e non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri”

C’è quindi bisogno, oggi, di resettare ciò che eravamo prima…

Ci è data la possibilità di restituire tempo alle cose che contano

“Come in un chicco di grano si nasconde l’universo”, così in ogni relazione c’è un germe che possiamo scoprire, un elisir di lunga vita che possiamo gustare centellinandolo.

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Tutto richiede tempo dedicato
per potersi rivelare e svelare,
e non ha prezzo quello che ci è donato,
perché immenso e impagabile è il suo valore!...

È nella gratuità e nel tempo perso che si costruiscono le grandi cose della vita, perché “mentre ogni cosa sotto il cielo è caratterizzata dalla finitezza”, afferma Z. Shizhao, [1] noi, umanità parte d’infinito, siamo chiamati a soddisfare la fame di infinito che abita dentro di noi.

Non accontentiamoci di razzolare… siamo aquile… non polli (con tutto il rispetto per loro)!

Apriamo le ali… il cielo con i suoi ampi spazi ci attende!

[1] Ministro dell’istruzione cinese

Articolo di Emanuela Marsura completo su Qualbuonvento del 19 giugno 2020

Fermarsi… per COGLIERE

AZIONI IN TEMPO DI SOSTA


Olga è uscita per l’annunciazione:È Primaveraaaaa!”

“Tranquilli, ora torna in casa”, scriveva agli amici Francesca Pachetti, la Raccontadina il 21 marzo…

E noi torniamo dai nostri ragazzi…

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“Buonasera prof, questa è la mia opinione sul testo di C.G. Jung”.

Monica ci richiama alla responsabilità in ogni tempo.

Pensiamo che ci hanno privato di qualcosa (la libertà), ma affatto, secondo me solo quelle persone stupide pensano così. Essere in quarantena è una responsabilità, per essere sani noi e gli altri, o vuoi la libertà o la vita, se non puoi avere tutti e due ne scegli solo uno”.

Lucia ci propone di scoprire ogni tempo come opportunità.

“… la quarantena non è solo una soluzione estrema ad un problema estremo, ma è anche un’opportunità di riscoprirsi, di adattarsi alla nuova vita e vedere il mondo con altri occhi, in un mondo dove fantasia e consapevolezza devono per forza convivere, se si vuole vivere per bene, posso quasi azzardare a dire”.

È Vanessa che ci consegna alcune perle da portare con noi all’uscita da questo tempo, perché la sofferenza e fatica vissuta non siano state vane.

 “Sono pienamente d’accordo con il capitano, perché, come ha detto lui, anche se non possiamo fare la maggior parte delle cose, una volta finita la quarantena sarà importante fare tesoro di ciò che abbiamo imparato, del valore che abbiamo dato alle piccole cose e dell’importanza di alcune ricchezze che in questo periodo si sono rivelate fondamentali per andare avanti, come i rapporti umani, la solidarietà e il senso civico e comune, per capire che forse questo cambiamento, in fondo, non è poi del tutto negativo.

Articolo di Emanuela Marsura completo su Qualbuovento del 12 giugno 2020

Fermarsi… per RI-FLETTERE

AZIONI IN TEMPO DI SOSTA

Finita l’urgenza della protezione e della cura riemergono gli invisibili.

Tra i dimenticati bambini e bambine, ragazzi e ragazze che, ad esse sinceri, erano già invisibili nelle nostre scuole, nascosti dietro un numero per l’appello o un voto che li classifica adeguati o inadeguati rispetto alle nostre attese. Sono spesso definiti dal cognome, senza che sia riconosciuta la storia personale e familiare che si portano dentro. E pure per la società gli adolescenti sono puramente oggetti del mercato…

Le Grand Transparent, “il grande trasparente” sta scritto sullo specchio che accoglie all’entrata della casa di amici. Di fronte a lui colgo particolari che a un primo sguardo possono sfuggire.

Ed è attraverso uno specchio-racconto che ci giunge l’immagine degli adolescenti oggi, del loro essere ri-flettenti una società i cui desideri e malesseri coesistono, dove tutto non è da buttare, ma molto da costruire!

“Buon giorno prof.ssa, le sto scrivendo a proposito della paginetta del libro di C. G. Jung[vedi], sono riflessioni che ragazzi di una terza primaria di 2° ci offrono…

Da Sara intuiamo le azioni degli adolescenti nella pandemia.

“Volevo, appunto, dirle che mi è particolarmente interessato questo pezzo perché un po’ mi ci rispecchio. Insomma, come il Capitano prese queste nuove abitudini, così anch’io...Anche noi siamo stati privati della primavera, ma ho visto lo stesso gli alberi sbocciare e pure io sono sbocciata. Ho imparato e capito nuove cose e come il capitano ho preso delle nuove abitudini, che tuttora faccio”.

Alice rileva l’importanza delle buone abitudini.

“Leggendo questo racconto ho capito che quando il lookdown finirà molto probabilmente mi porterò dietro solo brutte abitudini, quindi mi sto impegnando a prendermi cura di me, e ho scoperto che non è faticoso, ma lo fai volentieri perché ti senti molto meglio”.

Per Maria Vittoria l’isolamento è occasione per “vedere” se stessa e ciò che le sta accanto.

“Il nostro pensiero, o almeno il mio inizialmente, era quello di non riuscire a vivere questa esperienza, questo modo di vivere diverso perché ormai avevamo una nostra routine e una nostra visione sulle cose. Pensavamo che non vedere i nostri amici sarebbe stata una tragedia, o magari c’era chi pensava che per un periodo di tempo ce l’avrebbe fatta e che quindi non si sentiva rinchiuso”.

Carolina porta con sé un interrogativo che propone a noi.

“Prima o poi tutti moriamo e non so perché al giorno d’oggi riteniamo la morte una cosa di cui non parlare, una cosa da cui scappare”.

Le parole parlano da sole.

Articolo di Emanuela Marsura completo su Qualbuonvento del 5 giugno 2020


NEVE

Amo quando con il suo manto bianco

ricopre il paesaggio montano,

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amo le sue incredibili creazioni,

amo quando fiocca accarezzandomi il volto,

amo il dolce suono

quando si innesta con un altro fiocco,

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amo il suo scricchiolio nel calpestarla,

amo sprofondare nel suo avvolgente abbraccio,

amo sentire le parti esposte del mio corpo che profumano di lei,

amo giocarci e sentire questo benessere che invade la mia mente,

amo far parte di questo paesaggio fiabesco,

amo tutto ciò perché mi sento parte di lei.

di Susy Trev

E’ la firma scelta da Susanna Trevisiol che comincia a collaborare portando in questo Blog pensieri che diventano parole accompagnate dalle splendide foto che colgono aspetti della natura in cui si aggira.

A lei diamo il benvenuto… e il Grazie per aver accettato.

Fermarsi… per GUSTARE

AZIONI IN TEMPO DI SOSTA

Lettere e note da quei giorni.

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23 febbraio 2020

“Di ritorno da Padova, nei giorni in cui Vo’ Euganeo è stato proclamato zona rossa, mi auto recludo, per verificare che non mi abbia raggiunto quel piccolo e subdolo ospite, e pure per non essere di pericolo ad altri, se portatrice sana”.

Per fortuna niente di tutto ciò si è verificato, ma ero preoccupata!

“A breve distanza, però, anche la provincia di TV è stata dichiarata zona rossa, e per settanta giorni sono rimasta isolata, come tutti del resto…

19 marzo 2020

“È mattina, esco. Mi colpisce l’intensità della luce del sole e la percezione di calore sul volto: mi guardo intorno, affascinata, come fosse la prima volta.

Mi riempio gli occhi del colore dell’erba e dei fiori: la primavera, silenziosa donna dalla veste fiorita, arrivata in punta di piedi, ha occupato la terra!  

Una meravigliosa sensazione di ricchezza.

Quel giorno qualcuno mi aspetta:

un fiore del giardino,

che ha rischiato l’estinzione,

desidera mostrarsi a me nella sua nuovissima veste,

orgoglioso di presentarmi la nuova pianticella nata accanto a lui che già offre il suo primo fiore.

Un inno alla vita che supera gli ostacoli”.

È l’esperienza sensoriale che si allerta appena possibile….

Guido Marangoni riconosce che nella lentezza di questi giorni “sembra di poter gustare meglio quello che non abbiamo più, che forse davamo per scontato” e il gustare diventa allora un’iniziazione, “per essere fecondi quando, dopo, sarà il momento di uscire e di riabbracciarci[vedi].

Articolo di Emanuela Marsura completo su Qualbuonvento del 22 maggio 2020


Fermarsi … per RITROVARE

AZIONI IN TEMPO DI SOSTA

“Andrà tutto bene” è lo slogan che ci siamo ripetuti a lungo, l’abbiamo dipinto pure su lenzuola esposti sulle terrazze, per rassicurarci e rassicurare bambini/e e ragazzi/e, per controllare la paura che vaga in noi dal giorno in cui siamo stati gettati nel tunnel!

Ed è vero “ce la faremo a uscire”, ma come ne usciremo?

Quest’emergenza parla innanzi tutto al cuore di noi adulti, all’adulto che non può non interrogare ciò che sta vivendo, e, nello stesso tempo, interrogare sé alla luce degli eventi…

Lo scopo è ben chiaro, direi esaltante, si tratta di ridefinirsi, come afferma Sonia Collucelli, di trovare l’unità di se stessi “declinata nell’ordinarietà della vita, in tutte le relazioni e contesti”1.

Unità che, credo, passa nell’accettare la nostra corporeità, superando un’attenzione a cure estetiche come apparenza, con l’assunzione di comportamenti sani di motilità, di nutrimento, di respirazione, di uso dei medicinali, considerando anche i residui che il virus lascia, soprattutto a livello polmonare. Le piccole cose cominciano dalla manutenzione del proprio fisico in circostanze che sono inusuali.

E passa, pure, nel riconsiderare la condizione spazio temporale con cui la relazione deve essere  totalmente diversa da prima, e ci impegna a trovare le soluzioni alternative.

Soluzioni che non posso conoscere già, perché ora sono ancora in un tunnel, e sono paesaggi nuovi quelli che si prospettano, altrimenti vorrà dire che la paura mi ha fatto tornare indietro.

Dal tunnel, infatti, posso uscire in due modi: o avanzando o tornando indietro.

La paura mi suggerisce di retrocedere, perché il già noto mi attende lì, e non mi sconvolge la vita, ma mi rassicura e mi dà apparente “quiete”.

La facoltà di scegliere, di tenere in mano la mia vita, mi spinge, invece, in avanti verso l’ignoto, il non conosciuto, spazio di novità e di opportunità, dove trovare le basi, non tanto per la ricostruzione, ma per capire com’è la vita e da lì agire.

È una scelta che si gioca qui, ora, tra la nostalgica tentazione del già detto e del già fatto, e il recupero del quotidiano, del piccolo, del frammento, del banale, del vuoto, del non apparentemente significativo, così sminuiti nella frenesia che ci coinvolgeva, da cui, per certi versi, facciamo fatica a sottrarci ancora.

Proviamoci, sganciamoci, osiamo “staccare” dal prima, partiamo all’avventura del ritrovare noi stessi, gli altri!

Allora forse anche questi giorni “persi”, secondo la logica consumistica di prima, diventano giorni “guadagnati” perché scegliamo di viverli!

Articolo di Emanuela Marsura completo su Qualbuonvento del 10 aprile 2020

Fermarsi… per TROVARE

AZIONI IN TEMPO DI SOSTA

Arno Stern, un saggio uomo parla di sé come di un trovatore, dice che le sue scoperte sono giunte a lui, non sono frutto della ricerca alla conferma di teorie. Oserei dire che quest’uomo ha fatto il vuoto nella sua vita per accogliere il già esistente.

Quanto egli afferma mi fa molto pensare in questi giorni in cui ciascuno e insieme cerchiamo risposte all’emergenza che ci ha investito.

C’è il desiderio di attutire il colpo, di mantenere una normalità nella quotidianità stravolta dalle regole assunte. Ecco che allora tutti ci attiviamo, mettiamo in un atto strumenti che spesso abbiamo demonizzato, a volte con ragione: la scuola attiva la DAD (didattica a distanza), la chiesa la SMOL (S. Messa on-line), lo Stato comunica le scelte con il COL (comunicato on-line), i dottori sollecitano con il VIM (video messaggio), i negozianti rispondono alle nostre prime necessità con la SPOL (spesa online)… ciascuno sente che si deve attivare, che deve mantenere (= tenere in mano) le fila, che deve assicurare e assicurarsi la continuità col prima.

C’è quasi il bisogno di dire al nostro bambino smarrito: “Non è successo niente, tranquillo!”, quando noi sappiamo che non è così!

No, non è proprio così, perché dopo la risposta sollecita all’emergenza che ci ha trovati impreparati, ci accorgiamo che è un’altra la “vera domanda”, che dobbiamo individuare i reali bisogni a cui rispondere.

Alla prima reazione, che ci ancorava nello Tsunami che ci travolgeva, segue ora l’urgenza di risposte più attente alla persona che sono i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, ma pure gli adulti e gli anziani, che siamo noi…

In quest’esperienza, che ci vede “tutti allievi” alla scuola della Vita, scopriamo che non c’è alcunché di acquisito, tutto è da sperimentare, che una soluzione non è mai risolutiva. Che l’essere Trovatore ci fa stare in cammino che dura il tempo della nostra vita.

Articolo di Emanuela Marsura completo su Qualbuonventodel 3 aprile 2020

Fermarsi… per INTERROGARE.2

AZIONI IN TEMPO DI SOSTA

Quando gli avvenimenti ti turbano nel profondo, rientra subito in te stesso” (Marco Aurelio), e lì sosta.

Ricontatta i tuoi sogni e i tuoi desideri, essi ti parleranno e tu ritroverai occhi per guardare in modo diverso, per leggere tra le righe quanto accade.

Ci lasciamo guidare da Johnny Dotti in quello che egli definisce “un pellegrinaggio interiore” in luoghi intravisti, e “che è già forse in sé l’alba di questa speranza. Vita”.

Ci siamo ancorati alla speranza che è sempre un andare oltre”, perché essa dà respiro alla libertà”

Abbiamo sperimentato il silenzio profondo che è ascolto di noi stessi, e pure degli altri, è possibilità di conoscerci!

Nell’isolamento abbiamo vissuto la solitudine, che è possibilità per trovare nuove e significative compagnie con cui percorrere i sentieri della vita.

L’ospite inatteso ci ha obbligato a fermarci, a sostare presso di noi con attenzione e concentrazione.

Abbiamo toccato il vuoto, come condizione essenziale della nostra vita” in cui possiamo continuamente rigenerarci.

Nella lontananza dalle relazioni si è svelata la nostra fragilità, esperienza che può aprirci alla condivisione, al riconoscere la fraternità e sorellità con gli altri.

Custodire questi interrogativi ci aiuterà a separarci dal “vecchio” preparandoci ad accogliere il “nuovo”, capaci di sperare, e di generare speranza.

Anche nelle parole del poeta Rainer Maria Rilke scopriamo un programma di vita che ci viene donato, che chiede solo di essere accettato… vivendolo.

 “Sii paziente verso tutto ciò
che è irrisolto nel tuo cuore e…
cerca di amare le domande,

che sono simili a stanze chiuse a chiave

e a libri scritti in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che non possono esserti date
poiché non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano
giorno in cui avrai la risposta.”

Buona strada, allora, e perché no?!? Restiamo capaci di sosta!

Articolo di Emanuela Marsura su Qualbuonvento del 22 giugno 2020

Fermarsi… per INTERROGARE.

Azioni in tempo di sosta

In visita in Israele, l’Oreb o monte Sinai, alta montagna che si staglia sulla distesa pianeggiante, ti colpisce per la sua asperità e gli accessi impossibili.

Anche questo tempo è assimilabile a una montagna che ci sta di fronte, “ci mostra curve che sembrano non finire mai, tratti accostati a dirupi che attirano con le voci dal profondo”. Ma come la cima dell’Oreb attira il nostro sguardo, determina e sostiene il nostro passo nella fatica del salire, anche gli eventi di questi giorni suggeriscono il ritmo da dare al nostro “andare” oggi, quotidiano, pur muovendosi nello spazio più o meno ristretto delle nostre case.

Dalla metafora della montagna cogliamo l’invito a una salita, che in realtà è una discesa ad incontrare nel profondo il nostro io, quello più vero, quello che a lungo abbiamo trascurato per dare ascolto a voci esterne, che ci hanno fatto allontanare da lui, tanto da perderne le tracce.

Sì, è un invito a una scalata che diviene in realtà un viaggio, una visita, non virtuale, alle “stanze” dentro di noi, dove giacciono abbandonati volti, ricordi, doni, pensieri, di cui non abbiamo forse più memoria.

Bizzarramente, quella che ci attende è una scalata all’ingiù, un attraversare epoche che abbiamo vissuto e forse attendevano da un po’ di essere rivisitate.

Dobbiamo salire sulla montagna.

E “tra una sosta e l’altra, passo dopo passo, con costanza, con gli occhi che scrutano all’intorno puntando alla cima, e solo allora, guardando indietro, sarà possibile leggere il percorso fatto, e le asperità sembreranno gradini che portano oltre, le curve apertura a paesaggi sempre nuovi. E i dirupi? Occasioni per dare nuova energia al desiderio di salire”, di vivere.

In alto, fuori da questi giorni, “tutto avrà altro aspetto e l’occhio potrà distendersi beandosi dello spazio aperto che si apre davanti, delle forme, dei colori, dei suoni, delle emozioni delle relazioni.

E l’anima troverà la pace!”.

Articolo di Emanuela Marsura su Qualbuonvento di 27 marzo 2020