Vieni… e ritrova il piacere del giocare!

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AFFRETTATI!

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La nascita di un pensiero

È vero, per nascere un pensiero ha bisogno di ascolto che è esperienza di perdita, di vuoto, di silenzio.

Perdita che è venir meno di ciò che abbiamo e a volte crediamo di possedere, che è destabilizzazione.

Vuoto che è assenza, è solitudine, che è misura del sé e delle relazioni con l’altro, gli altri, che è necessità di ricollocarsi in rapporto al mondo e all’umanità.

Silenzio che è mancanza delle voci e dei suoni delle relazioni.

Ascolto poi è guardare, è vedere il mondo, gli altri, noi stessi… con gli orecchi del cuore… direi con tutti i sensi.

Per emergere il pensiero, quello che genera intuizioni, compressioni profonde, esistenziali, ha bisogno che “tutto l’altro taccia… che lasci il posto”.

Necessita che la confusione e la pressione che generano le voci, il movimento, cessino. Così pure si arresti la frenesia del progettare la nostra vita.

È allora che si lasciano emergere, si riconoscono, si rincontrano, le potenzialità che spesso restano sopite, nascoste, inattive.

E avviene l’incontro con il vero sé, quello che abita e cresce nel profondo, e si ascoltano le sue attese, i suoi desideri, le sue preoccupazioni.

È evento inatteso che può accadere in ogni momento della nostra esistenza, ma questo nostro tempo evidenzia l’urgenza che fin da piccoli siamo aiutati, messi nella condizione di farne esperienza perchè l’incontro avvenga, .

Terzani

C’è bisogno di tempi di ascolto.

Dal Closlieu “L’Isola dei Colori”

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2 settembre 2018

Festa delle Associazioni a Conegliano:

Anche noi, del Closlieu “l’Isola dei Colori” ci saremo,

con il sostegno dalla Rete di Educazione Cooperativa (RCE)

e della Coop. Soc. “Quel posto che cerchi c’è” (Ramera-TV).

 

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Un modo per portare sul territorio un’esperienza di GIOCO, che, come intuì Arno Stern, diventa possibilità di BENESSERE, per bambini di ogni età, dai 3 ai 100 che insieme ne vivono il PIACERE, in uno spazio e in un tempo che sono nel contempo personali e condivisi!

Emanuela ed Elise

 

VI ASPETTIAMO!!!

 

Per informazioni andare alla  pagina SETTEMBRE 2018 “IL GIOCO RIPRENDE”

L’Importanza di Esserci

Che io… che tu… ci sia o non ci sia… fa la differenza!

Non perché noi siamo “importanti”, ma perché siamo costitutivi di un modo di essere della umanità. Il nostro modo di vivere le relazioni, le scelte che facciamo, danno un volto diverso alla società, al luogo in cui viviamo, in cui operiamo.

Il nostro atteggiamento rispetto alla vita è determinante per il pensiero comune e per l’armonia, e lo influenza pure in negativo.

Potremmo dire che c’è una reciprocità: il tipo di relazioni, di ambiente, mi influenza, io sono loro figlio, ma pure io li caratterizzo con la mia presenza, con il mio essere.

È un po’ come vedere un prato: i fiori e le erbe presenti, con il loro colore, la loro forma, il loro modo di ondeggiare alla brezza e al vento, differenziano un prato dall’altro.

Narcisi a Lentiai

 

Una cosa è lo sbocciare delle di genziane in primavera a Pianezze

o dei narcisi a Lentiai (BL) in primavera,

ranuncoli

 

 

altro è la fioritura dei ranuncoli, chiamati “botton d’oro”, che in Trentino rendono particolari i prati d’estate,

 

brughiera

 

 

altro ancora sono le distese di erica che caratterizzano la brughiera in Scozia.

 

 

Ciascun luogo ha la sua fisionomia, ciascuno rende la terra ciò che è… un luogo meraviglioso da percorrere e da scoprire.

Così è per ciascuno di noi: siamo originali, belli, meravigliosi. Siamo una novità, come dice Ermes Ronchi:

“Siamo una stella caduta fra le braccia di una donna e di un uomo,

portiamo con noi lo scintillio dell’infinito”.

Nella cultura ebraica il nome dice cosa siamo chiamati ad essere per il mondo in cui gradatamente veniamo introdotti. Ma c’è un nome che ci caratterizza tutti ed è “Giovanni, che significa dono di Dio, un dono unico e originale, che mai più si ripeterà, sottolinea ancora E. Ronchi.

Ma oltre ad essere “vita che viene da altrove, oltre ad essere amore diventato visibile, che cosa saremo?”, ci interroga E. Ronchi.

Dipende da noi, da come assumiamo il dono, da come lo investiamo… e l’orchestra che è il mondo potrà realizzare la sua sinfonia!

Un’avventura tra le tracce

 

7-11 marzo 2018:

  • Quattro giorni a Mendrisio- Svizzera, con Elise, amica-servente francese
  • Quattro giorni di incontro con Arno Stern in cui accogliere il dono della passione per l’umanità che anima il suo lavoro da 70 anni

In dono pure la certezza di un risveglio, di una consapevolezza, in tante persone, della necessità di “buon cibo” per sé e per gli altri, a partire dai bimbi e bimbe!

  • Quattro giorni… passati in fretta, nell’ascolto di un uomo che, a 94, non sceglie di ritirarsi a riposare come ben meriterebbe, ma di rimanere in dialogo con le folle, di bambini, giovani e adulti, che partecipano ai suoi stage, agli incontri in vari paesi d’Europa, oltre ai 3 laboratori settimanali che conduce a Parigi, a cui comunica passione e speranza.

Arno S. non è un guru, e non è un’utopia quella che propone, ma l’attenzione ad ogni persona, il rispetto dalla nascita alla fine vita, la possibilità di vivere una vita di relazione pacifica con sé e con gli altri, una vita piena di senso.

Nella formazione egli ci affidava “il tesoro trovato in una vita”.

E se nel 2015, mentre affermava che né ci controllerà, né ci chiederà conto di ciò che facciamo, ci chiedeva di avere Passione e Responsabilità, e Rigore e Libertà….

In questi giorni di marzo 2018, nei colloqui “personalizzati” con chi già pratica, in un incontro in cui il cuore “giovane” del maestro transitava passione e calore ai cuori di noi serventi – praticien ai primi passi, ci ha chiesto di avere Rigore e Calore.

Passione per la Formulazione, tracce di una storia personale di cui non abbiamo memoria e che possono scomparire se come serventi non ci assumiamo la Responsabilità di offrire spazi (il Closlieu) e tempi (percorsi annuali) perché essa possa emergere.

Rigore nella cura dell’ambiente e nella qualità dei materiali, come pure nella proposta: SI ai tempi lunghi, ai ritmi lenti e distesi che favoriscono l’emergere di una storia personale che inizia con la vita prenatale, NO alle prove che durano un incontro e che non producono altro che un’emozione epiteliale, che lascia il tempo che trova, una toccata e fuga, un usa e getta consumistico.

Libertà, poi, sia per chi frequenta il Closlieu perché assuma la sua storia, sia per il servente che assume nella sua vita gli elementi essenziali del Gioco del Dipingere: non confronto e non giudizio.

E il Calore che cos’è?

! Se non la passione per se stessi… per l’altro… se non la possibilità di offrire all’altro qualcosa… uno spazio, un gioco… in cui possa star bene, conoscersi, in cui gustare il proprio piacere, protetto da ogni invasione e aspettativa, un luogo in cui desiderare ritornare?!?!

E’ una grande responsabilità che ci chiedeuna responsabilità che ci assumiamo…felici di condividere con un così grande uomo un tratto di storia della nuova umanità.

Arno, nella sua pluriennale pratica, è consapevole che da soli è faticoso portare avanti un tale compito, vedi anche la necessità della pubblicità, e come sia impegnativo restare fedeli all’impegno assunto, poiché le provocazioni al ribasso che arrivano sono tante in questo tempo. Beh, egli suggerisce di mettersi insieme, di fare rete. A chi propone il Gioco del Dipingere può servire anche per diffondere la propIMG-20180308-WA0041osta e l’informazione.

 

 

Emanuela, servente nel Closlieu “l’Isola dei Colori” – Ramera

Elise, servente itinerante del Closlieu “l’Isola dei Colori”

Mendrisio, marzo 2018

 

Verità

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La Verità è uno specchio caduto dalle mani di Dio

e andato in frantumi.

Ognuno ne raccoglie un frammento

e sostiene che lì è racchiusa tutta la Verità.

 

Così diceva nel 13° secolo il grande pensatore e poeta persiano sufi Jalaladdin Rumi.

E mi piace pensare che noi, tutti noi, siamo trovatori di pezzi di questo specchio, e che abbiamo bisogno di accostarci gli uni agli altri per cercare l’incastro giusto che permette di ricomporlo.

E’ cammino di una vita, e non possiamo illuderci di trovare la Verità in una scheggia!

Arno Stern quando pensa a se stesso, alla sua vita spesa per la persona, per l’umanità, afferma di essere un “trovatore” a cui è dato di vedere le meraviglie altrimenti nascoste, e non un ricercatore che cerca conferme al suo pensare!

Mi piace il termine “trovatore”, esprime la sorpresa, la meraviglia, lo stupore, l’entusiasmo, il lasciarsi sorprendere.

Ciò che ci è dato di vedere è molto di più di quanto pensiamo di vedere, rompe i confini del visibile!

 

La preziosità del tempo

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A novembre, i giorni si vanno accorciando con la malinconia che porta il calare della luminosità. Nelle serate si legge un libro, si guarda un film, si chiacchiera con amici… anche lontani, si viaggia con il pensiero.

In una di queste sere leggevo una condivisione di Rosetta Cavallo su FB: “Stasera il mio pensiero va al tempo. Troppo spesso dimentichiamo che non è illimitato, perciò, vi auguro e mi auguro un buon tempo”.

Rosetta accompagnava le sue parole con la poesia di Elli Michler, che riporto.

“Ti auguro tempo” 

Non ti auguro un dono qualsiasi,

Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;

Se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa. 

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,

Non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,

Ma tempo per essere contento. 

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,

Ti auguro tempo perché te ne resti:

Tempo per stupirti e tempo per fidarti

E non soltanto per guardarlo sull’orologio.

Ti auguro tempo per toccare le stelle

E tempo per crescere, per maturare. 

Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.

Non ha più senso rimandare. 

Ti auguro tempo per trovare te stesso,

Per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.

Ti auguro di avere tempo,

Tempo per la vita.

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A queste parole aggiungo il mio augurio:

“L’anno che si apre davanti a noi

sia, in misura adeguata,

impastato degli elementi utili

a crescere come persone uniche

e capaci di profonda relazione”.

Auguri a tutti noi!

 

Quando S. Nicolò era…

…un mistero affascinante, per grandi e piccini, una piacevole complicità.

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5 Dicembre 1958, ore 19.30

Che sera, la sera che precede il passaggio di S. Nicolò e della sua “museta”.

Il buio arriva presto ormai e le ombre anticipano l’aria carica di magia di questo evento.

Piccoli e grandi sanno che nella notte qualcosa accadrà, e si preparano a ritirarsi.

Non prima però di aver lasciato sul tavolo un panino con il formaggio e un bicchiere di vino, della paglia e una pannocchia.

Lei fatica a coricarsi, vorrebbe rimanere per vedere, ma non osa prolungare la veglia.

Sa che solo il sonno aprirà la porta al vecchio dalla lunga barba bianca, e chiude gli occhi lasciandosi coccolare dal caldo del piumino d’oca.

6 dicembre, ore 6

Fuori è ancora buio, tutto ancora tace sotto la neve caduta nella notte. 

Lei è già sveglia. Nella calda camicia di flanella e in punta di piedi scalzi va verso la cucina.

Tende l’orecchio… non avverte alcun rumore: “Che sia già passato? Ancora una volta non lo vedrò?” pensa.

Piano, piano procede.

Ecco… scorge un’ombra… è grande… Ora sente anche una voce grossa che si schiarisce: “E’ proprio lui… è S. Nicolò, adesso lo vedrò!”, il cuore batte forte.

Ma una mano si appoggia sulla spalla e una voce nota le suggerisce: “Forse S. Nicolò non vuole farsi vedere… potrebbe andarsene senza lasciarti un regalo. E’ meglio che torni a letto!”

Il timore di non ricevere il regalo atteso la fa volare a nascondersi sotto le coperte… e a poco, a poco, si riaddormenta.

Ore 7.30

Il giorno è particolarmente luminoso per i riflessi del sole sulla neve.

In fretta si alza… corre in cucina… gli occhi e la bocca dicono con il sorriso ciò che il cuore prova: la gioia per la bambola tanto desiderata!

E’ valsa la pena attendere di vedere il vecchio amico dei bimbi e delle bimbe… sarà per il prossimo anno.

E’ storia di tanti anni fa che sempre ho raccontato ai bimbi e bimbe a scuola, e che li affascinava per l’aria di mistero che contiene.

Di questo devo dire grazie ai miei nonni Antonietta e Pietro e ai miei zii che mi hanno permesso di vivere per tutta l’infanzia “il mistero”, che non hanno scelto di anticipare l’entrata della realtà nella mia vita, ma hanno rispettato i tempi del mio crescere. Grazie a zio Giovanin, che con complicità, mi ha suggerito di tornare a letto per permettere a S. Nicolò di abitare nel “mistero”.

Nella Vita non tutto è spiegabile, non tutto è dimostrabile, molto “è mistero”.

 

A rivederci!

Novembre!

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La danza delle foglie disegna nell’aria immagini sempre nuove. Il Vento, che conduce l’evento, non concede che brevi soste e le accompagna, a volte con irruenza, ad adagiarsi sulla terra, a cui le affida con nostalgia.

E’ l’ultima danza, a cui si sono allenate tenendosi attaccate al Ramo come bimbi che iniziano a camminare attaccati alla mano del genitore.  Era un vento tenue, delicato, il loro maestro di danza nella primavera. Ha aumentato gradatamente le sue richieste durante l’estate, in vista dell’esibizione autunnale! Ora lo spettacolo ha inizio, tutti e tutte danno il massimo di sé! Anche l’Albero che le cede per donare piacere ancora una volta.
Dopo il riposo dell’inverno “rinasceranno”, ma saranno diverse, dimentiche delle avventure già vissute. Avranno ancora bisogno delle cure dell’albero e delle istruzioni del vento, del tempo per crescere e per essere “protagoniste” sulla scena della Terra. 

Buon riposo sorelle foglie, a rivederci!  

“Ecco quello che dovrai farcolori d'autunno4e:

ama la terra e il sole e gli animali…

Leggi queste “foglie ” all’aria aperta,

in ogni stagione di ogni anno della tua vita,

riesamina tutto quello che ti è stato detto

a scuola o in chiesa o da qualunque libro,

ripudia tutto ciò che insulta la tua anima,

e proprio la tua carne sarà una grande poesia

e avrà la più grande fluidità non solo nelle parole

ma nelle linee silenziose delle labbra e del viso e delle ciglia

e in ogni movenza e giuntura del tuo corpo”.

(da “Foglie d’erba” di Walt Whitman)