E IL GIOCO HA INIZIO!

Fammi giocare solo per gioco

Senza nient’altro, solo per poco

Senza capire, senza imparare

Senza bisogno di socializzare

Solo un bambino con altri bambini

Senza gli adulti sempre vicini

Senza progetto, senza giudizio

Con una fine ma senza l’inizio

Con una coda ma senza la testa

 Solo per finta, solo per festa

Solo per fiamma che brucia per fuoco

Fammi giocare per gioco

di Bruno Tognolini

Mercoledì 20 settembre anche il tempo ci ha favorito.

La serata è stato un bel momento d’incontro a partire dal senso del gioco, anche per gli adulti per introdurre al Gioco del Dipingere: attenzione, interesse… che sono diventati per qualcuno desiderio di provare.

Chi non ha potuto esserci, fin dai giorni precedenti ha telefonato incuriosito.

Già ci sono appuntamenti per ulteriori informazioni e iscrizioni.

A sorpresa anche una mamma da Napoli ha telefonato: aveva ricevuto il numero di cellulare dal marito! Abbiamo concordato che le cerco un Closlieu più vicino.

Bella la presenza maschile che “comprende il senso di un tempo per se stessi”, mentre solitamente le donne sono portate a pensare agli altri: “potrebbe piacere a mio figlio o a mia figlia, ai e alle nipoti, ai figli o alle figlie di amici… che amano disegnare… che sanno ben disegnare!”

C’è comunque, e si percepisce dai dialoghi, una comprensione della valenza del Gioco del dipingere. E’ dell’ultima ora il desiderio di una giovane mamma di offrire alla sua bimba “la possibilità di avere cura della sua passione”.

“Ho una bambina di sei anni e mezzo alla quale piace molto disegnare e dipingere proviene da un esperienza di asilo staineriano e mi farebbe piacere potesse continuare a coltivare questa sua passione per i colori”. 

Piccole tracce… di un cammino che si apre davanti!

Piccoli semi… chissà nel tempo che pianta crescerà!

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C’era una volta… e ancora c’è!

 

“C’era una volta… “, così comincia ogni fiaba rimandando ad un tempo fuori del tempo, e così pure ha inizio il racconto dei giochi di un tempo.

C’era una volta un luogo dove bambini e bambine potevano riempire le loro giornate di gioco, in particolare quelle estive che con la loro luminosità moltiplicavano il valore di ogni ora.

Era il tempo degli spazi abitati da ragazzi e ragazze: strade, piazze, cortili, soffitte… in cui si “apprendeva” la relazione e si condividevano i saperi mediante il Gioco.

Non vi erano maestri, perché nel mettersi insieme delle varie età i più piccoli apprendevano dai più grandi, e questi misuravano il loro essere sulle necessità dei piccoli, che comunque osavano il di più.

Bambini e bambine gestivano in autonomia i loro tempo in cui gli adulti sbirciavano solamente perché non assillati dalla loro sicurezza.

Giochi di movimento, di ruolo, di messa alla prova, in cui tutta la nostra persona era coinvolta, in cui si dava e si riceveva aiuto, gioco di cui anche il perdere faceva parte.

Erano giochi, tempi e spazi di piacere! Non si temeva di “interrompere” il gioco quando la voce della mamma ci annunciava “è ora di cena”, certi che il giorno dopo lo avremmo ripreso dal punto dove lo avevamo lasciato.

Ed è questo piacere che vorremmo rigenerare… suggerendo agli adulti il recupero di questi spazi, tempi e tipi di gioco nel quotidiano, mentre stanno nascendo luoghi in cui il gioco spontaneo non è un ospite occasionale, ma una realtà. Esperienze di cui parleremo.

di Emanuela Marsura