Informazioni su ilaboratoriodidee

Sono uno spazio per l'interazione, il dialogo... l'emergere di un pensiero "altro".

Un volto, un nome, una vita!

 

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L’Importanza di Esserci

Che io… che tu… ci sia o non ci sia… fa la differenza!

Non perché noi siamo “importanti”, ma perché siamo costitutivi di un modo di essere della umanità. Il nostro modo di vivere le relazioni, le scelte che facciamo, danno un volto diverso alla società, al luogo in cui viviamo, in cui operiamo.

Il nostro atteggiamento rispetto alla vita è determinante per il pensiero comune e per l’armonia, e lo influenza pure in negativo.

Potremmo dire che c’è una reciprocità: il tipo di relazioni, di ambiente, mi influenza, io sono loro figlio, ma pure io li caratterizzo con la mia presenza, con il mio essere.

È un po’ come vedere un prato: i fiori e le erbe presenti, con il loro colore, la loro forma, il loro modo di ondeggiare alla brezza e al vento, differenziano un prato dall’altro.

Narcisi a Lentiai

 

Una cosa è lo sbocciare delle di genziane in primavera a Pianezze

o dei narcisi a Lentiai (BL) in primavera,

 

ranuncoli

 

 

altro è la fioritura dei ranuncoli, chiamati “botton d’oro”, che in Trentino rendono particolari i prati d’estate,

 

brughiera

 

 

altro ancora sono le distese di erica che caratterizzano la brughiera in Scozia.

 

 

Ciascun luogo ha la sua fisionomia, ciascuno rende la terra ciò che è… un luogo meraviglioso da percorrere e da scoprire.

Così è per ciascuno di noi: siamo originali, belli, meravigliosi. Siamo una novità, come dice Ermes Ronchi:

“Siamo una stella caduta fra le braccia di una donna e di un uomo,

portiamo con noi lo scintillio dell’infinito”.

Nella cultura ebraica il nome dice cosa siamo chiamati ad essere per il mondo in cui gradatamente veniamo introdotti. Ma c’è un nome che ci caratterizza tutti ed è “Giovanni, che significa dono di Dio, un dono unico e originale, che mai più si ripeterà, sottolinea ancora E. Ronchi.

Ma oltre ad essere “vita che viene da altrove, oltre ad essere amore diventato visibile, che cosa saremo?”, ci interroga E. Ronchi.

Dipende da noi, da come assumiamo il dono, da come lo investiamo… e il mondo sarà diverso proprio per questo!

Verità

soecchiorotto

La Verità è uno specchio caduto dalle mani di Dio

e andato in frantumi.

Ognuno ne raccoglie un frammento

e sostiene che lì è racchiusa tutta la Verità.

 

Così diceva nel 13° secolo il grande pensatore e poeta persiano sufi Jalaladdin Rumi.

E mi piace pensare che noi, tutti noi, siamo trovatori di pezzi di questo specchio, e che abbiamo bisogno di accostarci gli uni agli altri per cercare l’incastro giusto che permette di ricomporlo.

E’ cammino di una vita, e non possiamo illuderci di trovare la Verità in una scheggia!

Arno Stern quando pensa a se stesso, alla sua vita spesa per la persona, per l’umanità, afferma di essere un “trovatore” a cui è dato di vedere le meraviglie altrimenti nascoste, e non un ricercatore che cerca conferme al suo pensare!

Mi piace il termine “trovatore”, esprime la sorpresa, la meraviglia, lo stupore, l’entusiasmo, il lasciarsi sorprendere.

Ciò che ci è dato di vedere è molto di più di quanto pensiamo di vedere, rompe i confini del visibile!

 

La preziosità del tempo

007

A novembre, i giorni si vanno accorciando con la malinconia che porta il calare della luminosità. Nelle serate si legge un libro, si guarda un film, si chiacchiera con amici… anche lontani, si viaggia con il pensiero.

In una di queste sere leggevo una condivisione di Rosetta Cavallo su FB: “Stasera il mio pensiero va al tempo. Troppo spesso dimentichiamo che non è illimitato, perciò, vi auguro e mi auguro un buon tempo”.

Rosetta accompagnava le sue parole con la poesia di Elli Michler, che riporto.

“Ti auguro tempo” 

Non ti auguro un dono qualsiasi,

Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;

Se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa. 

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,

Non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,

Ma tempo per essere contento. 

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,

Ti auguro tempo perché te ne resti:

Tempo per stupirti e tempo per fidarti

E non soltanto per guardarlo sull’orologio.

Ti auguro tempo per toccare le stelle

E tempo per crescere, per maturare. 

Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.

Non ha più senso rimandare. 

Ti auguro tempo per trovare te stesso,

Per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.

Ti auguro di avere tempo,

Tempo per la vita.

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A queste parole aggiungo il mio augurio:

“L’anno che si apre davanti a noi

sia, in misura adeguata,

impastato degli elementi utili

a crescere come persone uniche

e capaci di profonda relazione”.

Auguri a tutti noi!

 

A rivederci!

Novembre!

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La danza delle foglie disegna nell’aria immagini sempre nuove. Il Vento, che conduce l’evento, non concede che brevi soste e le accompagna, a volte con irruenza, ad adagiarsi sulla terra, a cui le affida con nostalgia.

E’ l’ultima danza, a cui si sono allenate tenendosi attaccate al Ramo come bimbi che iniziano a camminare attaccati alla mano del genitore.  Era un vento tenue, delicato, il loro maestro di danza nella primavera. Ha aumentato gradatamente le sue richieste durante l’estate, in vista dell’esibizione autunnale! Ora lo spettacolo ha inizio, tutti e tutte danno il massimo di sé! Anche l’Albero che le cede per donare piacere ancora una volta.
Dopo il riposo dell’inverno “rinasceranno”, ma saranno diverse, dimentiche delle avventure già vissute. Avranno ancora bisogno delle cure dell’albero e delle istruzioni del vento, del tempo per crescere e per essere “protagoniste” sulla scena della Terra. 

Buon riposo sorelle foglie, a rivederci!  

“Ecco quello che dovrai farcolori d'autunno4e:

ama la terra e il sole e gli animali…

Leggi queste “foglie ” all’aria aperta,

in ogni stagione di ogni anno della tua vita,

riesamina tutto quello che ti è stato detto

a scuola o in chiesa o da qualunque libro,

ripudia tutto ciò che insulta la tua anima,

e proprio la tua carne sarà una grande poesia

e avrà la più grande fluidità non solo nelle parole

ma nelle linee silenziose delle labbra e del viso e delle ciglia

e in ogni movenza e giuntura del tuo corpo”.

(da “Foglie d’erba” di Walt Whitman)

RECUPERIAMO IL TEMPO NATURALE

Sapremo ritrovare tempi naturali? Sapremo attendere una lettera? Sapremo piantare una ghianda o una castagna sapendo che saranno i nostri pronipoti a vederne la maestosità secolare? Sapremo aspettare?” scrive Gianfranco Zavelloni, e continua che “si tratta di intraprendere  un nuovo cammino educativo.”shapeimage_3

E’ un invito a genitori, insegnanti, educatori , a quanti hanno a cuore l’educazione delle nuove generazioni…E’ un invito anche a quanti nella scuola e attorno ad essa vivono oggi l’I CARE di d. Milani.

E’ un invito a “riflettere insieme” sul senso del tempo educativo oggi e sulla necessità di adottare strategie didattiche di rallentamento.

“Come è nobile la lumaca che ci insegna… che lento è bello!”

dice Gianfranco Zavelloni nel presentare il suo libro la Pedagogia della lumaca.   

Una società con ritmi accelerati, con tempi frammentati, con tempi riempiti, necessita di una scuola che abitua i suoi cittadini ad assumere fin da piccoli il suo ritmo. In un contesto dove “arrivare”, e arrivare per primi, è lo scopo, è fondamentale mantenere tale ritmo.

Ma questo ritmo è quanto mai lontano dal ritmo della persona, è il ritmo della produzione, che non tiene conto che soggetto della Vita è l’essere umano e non il commercio.

Ed è una responsabilità, come afferma Rubem Alves, che la scuola non può delegare, anzi, che deve riassumersi con una veste nuova facendo proprie le intuizioni dei grandi pensatori e con il contributo dei vari attori che in essa interagiscono.

Fintanto che non arriva la società felice,

che ci siano almeno dei frammenti di futuro in cui la gioia sia servita come sacramento,

perché i bambini imparino che il mondo può essere differente.

La scuola stessa sia un frammento di futuro” di Rubem Alves

La memoria: una suola non consumata

A volte ricordare non è facile, e dimenticare lo è ancor meno.

Ci sono cose che è bene ricordare, altre che è bene dimenticare… anche se non credo sia possibile cancellarle.

In questi giorni del ricordo ho incontrato tanti bimbi e bimbe di 4 e 5 anni, cuccioli in cui la vita è “gorgogliante”. Pensavo nell’organizzare lo spazio per il Gioco del Dipingere: non reggeranno per 1 ora e 30 minuti, saranno stanchi. Beh, mi hanno sorpresa: disponibili, concentrati, sereni, si sono gustati il tempo fino all’ultimo.

Nel giorno del ricordo dedico tutto questo ad una bimba a cui, tanto tempo fa, è stata tolta la possibilità di godere di momenti come questi. Non c’è una sua immagine, solo quella delle sue “scarpette rosse”, scarpette la cui suola non è mai stata consumata.

scarpette

 

Che differenza fa?

Quale differenza fa il credere o il non credere nelle possibilità della persona? Quale differenza fa il mio comportamento con gli altri?

Il non credere è una sentenza… una condanna al permanere di una situazione, e nel tempo al suo deteriorarsi. E’ prevedere un futuro già scontato, una storia che si ripete su se stessa.

il credere nelle possibilità di una persona è aprirsi a un divenire, un lasciarsi sorprendere continuo, è dare forza alle energie della persona stessa, è considerare un futuro non prevedibile .

Il mio atteggiamento fa la differenza perché apre o chiude a possibilità… per lui, per lei si tratta di essere riconosciuti nel diritto di esistenza come individui …per me di essere differenti1aprirmi a punti di vista differenti.

Credo si tratti di differenziarsi, di non percepire l’altro e l’altra come proiezione di sé, come continuazione di sé, ma distinti appunto perché “altri”. E nel differenziarsi scoprire la ricchezza che l’altro e l’altra portano all’incontro con noi, e l’occasione di arricchimento che ci viene data nello scambio.

L’essere riconosciuti anche nei bisogni più profondi è poi fortemente “energetico”, è esistenziale.

Ecco un video interessante che mostra “quale differenfa faccio io per gli altri” La rana sorda

E che sia Buon Natale…

STORIA DI  IERI… STORIA DI OGGI

la famiglia

“Il nostro di ora e’ un momento di straordinaria importanza. L’orrore indicibile e’ appena cominciato, ma e’ ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. E un momento anche di enorme responsabilita’ perche’ certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti piu’ bassi, ad aizzare la bestia dell’odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecita’ delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l’uccidere. “Conquistare le passioni mi pare di gran lunga piu’ difficile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un difficile cammino dinanzi a me”, scriveva nel 1925 quella bell’anima di Gandhi. Ed aggiungeva: “Finche’ l’uomo non si mettera’ di sua volonta’ all’ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sara’ per lui alcuna salvezza”… Perche’ non fermarsi prima? Abbiamo perso la misura di chi siamo, il senso di quanto fragile ed interconnesso sia il mondo in cui viviamo, e ci illudiamo di poter usare una dose, magari “intelligente”, di violenza per mettere fine alla terribile violenza altrui.”

Così scriveva Tiziano Terzani a Oriana Falaci in occasione della caduta delle Torri Gemelle nel 2011

E così concludeva la lettera:

” La natura è una grande maestra, Oriana, e bisogna ogni tantoalberi_di_natale_00185 tornarci a prendere lezione. Tornaci anche tu… Guarda un filo d’ erba al vento e sentiti come lui. Ti passerà anche la rabbia. Ti saluto…

ti auguro di tutto cuore di trovare pace. Perché se quella non è dentro di noi non sarà mai da nessuna parte.”

E con le parole di Tiziano Terzani auguriamo un Buon Natale a chi ci legge… perché
l’anno che verrà ci veda veramente impegnati a costruire sentieri di pace!

 

La Pace?… è possibile

Mi piace pensare alla vita come ad un cammino, fatto di lunghi tratti percorsi da soli o in compagnia, di soste davanti a paesaggi che riposano l’occhio per le forme dolci ed  altri che suscitano curiosità. Un cammino fatto di suoni, di odori, di colori, di incontri e di addii. Un cammino che ci chiede continuamente di svuotare la bisaccia per poterla riempire di cose nuove. Un cammino che percorriamo con la speranza in una meta che ci attende sempre oltre.

In questi nostri giorni, anche la Pace assomiglia a un “qualcosa che sta oltre”, vicina e irraggiungibile, possibile e irrealizzabile. Appare per invitarci a raggiungerla e si dilegua appena ci sembra di averla tra le mani.

Occorre mettersi in viaggio alla sua ricerca, a partire dalla vita quotidiana di ciascuno, e con attenzione, un pensiero da molti condiviso, più al cammino che alla meta. Per non essere abbagliati dal sole della disillusione, è opportuno dotarsi di occhiali che permettano di vedere le tracce di quanti ci precedono sulla medesima strada.

Significativa allo scopo è la poesia di Jorges Luis Borges.

I Giusti 

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

 

Interessante l’esperienza che riportano gli articoli C’è speranza e Il viaggio della carovana dei pacifici